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...e ci addormenteremo avvolti dall' abbraccio che tanto ci appartenne, cullati dal nostro stesso respiro verremo intrecciati nella notte... Io sono uomo
ma sono anche bambino,
sono bianco
come sono anche nero
o giallo, rosso...
Sono vivo
ma sono anche morto,
sono triste come anche felice
sorrido, ma piango
amo e odio
Sono etero
e sono gay,
urlo
e parlo a voce bassa
Ma cio che sono davvero
forse non lo so
quello che so,
e' cio che sento
ed oggi
sento che sono stanco
di tutto quest' odio intorno,
persone che nella loro diversita'
trovano motivo per odiarsi
per nutrire paure per "l' altro"
L' altro, per quanto diverso
e' mio figio e mio fratello
mia madre e mia sorella
quindi oggi
io dico solo
che io sono,
senza odio per chi mi e' diverso
e di questo
io sono e sempre saro'
fiero ed orgoglioso
di essere.
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Ma perchè di tanti proprio questo stesso posto dove ci trovammo tardi e ci lasciamo troppo presto che facciamo abbiamo chiesto e solo il vento ci ha risposto tanto la sua musica va avanti pure senza testo e ammazziamo il tempo e ammazza noi quel tempo indietro e il sole taglia il mare e il nostro amore in due come un aratro e finiamo tutta questa strada metro dopo metro perchè dietro un gran finale serve sempre un bel teatro e la canzone degli amori infelici l'ultima occasione per attori e attrici io non lo so perchè ma è un po' buffo stare io e te su un crepaccio quasi come ad aspettare il tuffo e buttare lì a casaccio un che di diverso uno scherzo sì come fossi io il tuo pagliaccio cercare qui dentro ad un setaccio ciò che è perso o almeno poi tutto quello che sta in un abbraccio fra di noi e non ci resta che dipingere la scena con l'ultimo sguardo come mettersi di schiena a quel falsario del ricordo quanto abbiamo corso insieme per tagliare già il traguardo tanto vincitori o vinti ci stringiamo in un accordo se non siamo più come ci siamo amati e non sapremo mai quel che saremmo stati io non lo so com'è ma è successo mentre prendo te col tuo abbraccio con lo stesso impaccio allora e adesso non so dire no uno straccio in più di parola una sola no sulle labbra dure di ghiaccio morire un po' come avessi un laccio sulla gola ma tanto poi tutto il resto e tutto in un abbraccio tra di noi
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Genocidio Rwanda, assolto sacerdote cattolico
Una notizia dal blog di Martino Ghilotti Albe rwandesi. La Prima sezione del Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR), composta dai giudici Erik Mose (Norvegia), presidente, Sergei Alekseevič Egorov (Federazione russa) e Firenze Rita Arrey (Camerun) ha assolto il sacerdote Ormisda Nsengimana. Il sacerdote era accusato di genocidio per aver favorito, secondo l’accusa, "atti genocidari" a Nyanza nel 1994 quando era rettore del Collège Christ-Roi, una prestigiosa scuola cattolica secondaria nel settore Nyanza, nella prefettura di Butare. Il sacerdote è stato immediatamente scarcerato. L’assoluzione è stata accolta con grande disappunto dalle autorità di Kigali che hanno fortemente criticato la sentenza. Forse il dossier dell'accusa non ha retto il vaglio di un giudizio ispirato a criteri giuridici rispondenti a standard internazionali.
Super ricercato per genocidio Rwanda è in Kenya
Gli Stati Uniti chiedono al Kenya di catturare Felicien Kabuga, uno dei super ricercati per il genocidio avvenuto tra aprile e luglio 1994 in Ruanda, quando in 100 giorni furono massacrate almeno 800.000 persone: quasi tutti di etnia tutsi, ma anche hutu moderati. Lo ha domandato oggi con forza a Nairobi, incontrando la stampa nella residenza dell'ambasciatore Usa, l'inviato speciale della Casa Bianca che si occupa del dossier sui crimini di guerra, Staphen Rapp. Secondo Rapp è infatti ancora in Kenya, Kabuga ricchissimo uomo d'affari ruandese che il tribunale penale internazionale istituito per accertare le responsabilità del genocidio in Ruanda ritiene tra i principali colpevoli della mattanza: avrebbe riccamente finanziato ed armato le bande di miliziani che massacrarono la popolazione.Che Kabuga, dopo un breve soggiorno in Svizzera, e quindi nella Repubblica Democratica del Congo, sia stato a lungo in Kenya, ospite benvoluto, e probabilmente protetto a suo tempo dal potentissimo presidente keniano Daniel arap Moi (in carica dal 1978 al 2002), è certo. Ma Nairobi sostiene che l'uomo d'affari ha poi lasciato il Kenya. Rapp contesta la circostanza ed afferma di avere prove certe del fatto che il super ricercato - sulla cui testa gli Usa hanno posto una taglia di cinque milioni di dollari - sia ancora in Kenya, sollecitando con durezza le autorità perchè provvedano all'arresto del criminale ed alla sua consegna al tribunale internazionale, che ha sede ad Arusha, in Tanzania.
Il Papa alla Fao: non è possibile accettare opulenza e spreco
"La fame è il segno più crudele e concreto della povertà. Non è possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori": sono alcune delle parole del Papa Benedetto XVI intervenuto al vertice della Fao che si è aperto oggi a Roma. Un vertice "dimezzato" al quale non partecipano gran parte dei leader del G8. Come dire: dalle parole - dagli impegni presi all'Aquila - ai fatti, agli aiuti economici, la distanza resta siderale. "Da parte della Chiesa cattolica ci sarà sempre attenzione verso gli sforzi per sconfiggere la fame; ci sarà l'impegno a sostenere, con la parola e con le opere, l'azione solidale - programmata, responsabile e regolata - che tutte le componenti della Comunità internazionale saranno chiamate ad intraprendere. La Chiesa - ha aggiunto Benedetto XVI - non pretende di interferire nelle scelte politiche; essa, rispettosa del sapere e dei risultati delle scienze, come pure delle scelte determinate dalla ragione quando sono responsabilmente illuminate da valori autenticamente umani, si unisce allo sforzo per eliminare la fame". da: http://africa.blog.ilsole24ore.com
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Nella semplicità
cominciare ad imparare
una nuova vita
tante cose sconosciute
cominciare
a sentire un mondo
un mondo fatto di sospiri
e di persone non piu tali
vive, diversamente
nascoste nell' obra dei millenni
sino a divenire ombre anch' esse
un pò come lo sono io
celate da paure ancestrali
Siamo cosi simili noi, anche
nella nostra carnale differenza
forse per questo
avete bussato alla mia porta
Io sono qui, adesso
nel mio nuovo lungo addio
mi avvicino nel silenzio del volere
e mentre afferro la vostra mano
io non mi volto più
perche' ormai so bene
quanto silenzio ci sia nel mio rumore
e di gran lunga preferisco
il vostro unico gelido bacio
che di falso dolore
non ha saputo mai...
V.M.
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Solo il quindici per cento trova rifugio nei campi attrezzati, l'85 per cento chiede ospitalità ad amici e parenti - Sono 26 milioni in tutto il mondo i rifugiati che scelgono di non abbandonare il proprio Paese. E la maggior parte di questi elude le statistiche perché, invece, che nei campi profughi trova ospitalità presso famiglie di amici o parenti. Lo afferma un rapporto della Croce Rossa Internazionale che sottolinea che "aiutare i rifugiati costa spesso alle famiglie ospitanti una maggiore povertà". Il presidente della Cri, Jakob Kellenberger, ha specificato che solo il 15 per cento dei rifugiati interni al proprio Paese, a causa di guerre o crisi, finisce nei campi profughi e che le vicende del restante 85 per cento, che si rifugia in case private, è spesso ignorato. Gli aiuti umanitari, infatti, si concentrano maggiormente nei campi profughi, anche se i rifugiati in casa "sono la netta maggioranza, come accade nella Repubblica Democratica del Congo o in Pakistan". Cri e agenzie Onu sono d'accordo nel ritenere i campi profughi "l'ultima spiaggia" . Forniscono aiuto quando non è possibile assicurarlo in altra maniera. Ma creano condizioni di vita precarie e favoriscono la dipendenza dagli aiuti esterni. Mentre nel caso di rifugiati in case di amici o parenti il ritorno ad una vita normale è più rapido e semplice. (Peacereporter, 12/11/2009)
Africa - Malnutrizione, fondi invariati da 7 anni: «Troppi sprechi negli aiuti alimentari» (Corriere della Sera, 11/11/2009)
Finanziamenti invariati da sette anni e tanti sprechi. La denuncia arriva dall'organizzazione Medici senza Frontiere e riguarda un tema scottante, la malnutrizione. Una condanna per milioni di bambini (da 3,5 a 5) ogni anno, che rischiano invalidità permanenti o la morte. La malnutrizione inoltre indebolisce le difese e aumenta il rischio di polmonite, diarrea, malaria, morbillo e Aids. 36 Paesi più colpiti - I finanziamenti andrebbero moltiplicati almeno per 30 e serve un netto cambio di passo nell'assegnazione e nella distribuzione del cibo. Solo così si potrà veramente dare loro un futuro. A una settimana dal vertice della Fao sulla sicurezza alimentare, dal 16 al 18 novembre a Roma, Msf ha presentato il rapporto «Malnutrizione, quanto è stato speso» (il pdf in italiano), basato sull'analisi dei flussi finanziari dal 2004 al 2007 paragonati al triennio precedente su dati Ocse, Commissione Europea, Gates Foundation e UnitAid. Se ne deduce che gli stanziamenti dei Paesi ricchi per combattere la malnutrizione sono rimasti invariati negli ultimi sette anni e non superano i 350 milioni di dollari. Secondo il calcolo della Banca Mondiale sarebbero invece necessari ogni anno almeno 12 miliardi e mezzo. I Paesi più gravemente colpiti sono 36, lì si concentra il 90% dei bambini con rachitismo: Afghanistan, Angola, Bangladesh, Burundi, Burkina Faso, Cambogia, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Costa d'Avorio, Egitto, Etiopia, Ghana, Guatemala, India, Indonesia, Iraq, Kenya, Madagascar, Malawi, Mali, Mozambico, Myanmar, Nepal, Niger, Nigeria, Pakistan, Perù, Filippine, Sudafrica, Sudan, Tanzania, Turchia, Uganda, Vietnam, Yemen, Zambia. Sprechi negli aiuti - Sebbene miliardi di dollari di assistenza internazionale siano classificati come «aiuti alimentari per lo sviluppo e sicurezza alimentare» o «aiuti alimentari d’emergenza», meno del 2% viene effettivamente speso in interventi destinati specificamente a ridurre la malnutrizione infantile. L'Italia in quattro anni ha dedicato a progetti specifici per la nutrizione 0,4 milioni di dollari, sostanzialmente in fondi destinati alle Ong. Inoltre, i fondi esistenti vengono sprecati attraverso pratiche inefficienti, come la politica del governo degli Stati Uniti che invia aiuti alimentari in natura, e che aumenta i costi di 600 milioni di dollari rispetto a una politica di acquisti di aiuti alimentari in loco. Molti dei buchi nei finanziamenti potrebbero essere riempiti semplicemente ricollocando i fondi esistenti a favore dei gruppi più vulnerabili, i bambini sotto i cinque anni, e verificando che le risorse esistenti siano realmente accessibili ai più poveri. Alimenti inadeguati - «Questo rapporto documenta il fatto che gli interventi nutrizionali che si sono dimostrati in grado di ridurre il numero delle morti sono rimasti drammaticamente sotto-finanziati - ha dichiarato Stéphane Doyon, responsabile nutrizione di Msf e co-autore del rapporto -. L'assenza di sforzi mirati significa che i bambini più piccoli ricevono alimenti inadeguati che non contengono gli elementi nutrizionali fondamentali di cui hanno bisogno per non diventare malnutriti. Esistono opportunità per aumentare in parte i fondi destinati alla nutrizione semplicemente migliorando l’efficienza delle politiche esistenti dei governi donatori». Secondo gli autori del rapporto i governi possono migliorare gli aiuti introducendo alimenti più cari ma più adeguati da un punto di vista nutrizionale alle esigenze dei bambini più piccoli. «Il G8 dell'Aquila e il G20 - conclude Daniel Berman, vicedirettore del programma di accesso ai farmaci di Msf - hanno stanziato 20 miliardi per la sicurezza alimentare. Ma se non vogliamo condannare a morte milioni di bambini non basta dare sostegno all'agricoltura, si deve investire anche sulla nutrizione». Negli ultimi due anni, Msf ha curato circa 300mila bambini in 22 Paesi. (Corriere della Sera, 11/11/2009) da: http://www.missionaridafrica.org/news/news_all.htm
...ed intanto che sei qui ricordati di cliccare i siti ed i sottolink. E' gratis, ci vuole solo un minuto e puoi salvare molte vite!!!
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per sapere come funzionano le donazioni gratuite, clicca QUI Le persone piangono in silenzio
si disperano, proprio come me
c'e' chi nel tempo riesce a superare
e chi invece si spegne di nascosto
Lacrime che scendono sul viso
di una giovane nella folla del metro'
lacrime che conosco cosi bene
mi sembra quasi di sentirne il sapore
Come fa male vedere tanto dolore
dipinto su di un volto così acerbo
ancor più ingiuste su di un viso
cosi' puro e così ingenuo
che sul mio ormai segnato
dalle tante, inutili battaglie
di quest' ultima mia vita
Ma oggi al mio combatter pongo fine
finalmente è finito questo mio tempo
lo devo fare, cosi mi e' stato chiesto
Spegnersi, morire dentro
finalmente partire, per sempre
per un nuovo incredibile cammino
dal quale ormai non torno indietro
per arrivare a donare in questa vita
il frutto del seme del mio amore
Morire dentro, si, per giungere a destino
di un cammino lastricato di momenti
che nel ricordo san solo di dolore
Spegnere per sempre quella fiamma
che sino ad oggi ha scottato questo cuore
spegnersi per poi donare
rinascere e ricominciare
dalle proprie ceneri
risorgere, come una fenice
per poi finalmente libero
riuscire ancora a volare
V.M.
Mercoledì 4 novembre il popolo iraniano scenderà in piazza. Gli iraniani intendono trasformare il raduno, organizzato, ogni anno, dal regime per celebrare l’anniversario dell’occupazione dell’Ambasciata degli Stati Uniti, in una manifestazione contro il regime stesso. Tutti idealmente in piazza, dunque, per difendere la DEMOCRAZIA, che rappresenta una speranza anche per noi. « Per quanto riguarda il problema della libertà, per me si riduce a una questione di parole. Non acconsentirò mai a identificare la libertà con un certo numero di libertà politiche. In ciò che voi chiamate libertà io vedo solamente « delle » libertà. E quella che io chiamo lotta per la libertà non è che la continua e concreta conquista dell’idea di libertà. Colui che non vede la libertà come un bene ardentemente desiderato e crede di possederla, in verità possiede una cosa senza vita, senza anima ; perché la nozione di libertà ha questo di particolare, che si allarga costantemente. Se, dunque, ci si ferma e si proclama di averla conquistata, nello stesso atto avrà dimostrato esattamente di averla perduta… » Henrik Ibsen Verrebbe spontaneo – come è stato fatto da molti critici – vedere in Ibsen un antesignano di quel femminismo che, proprio alla fine del XIX secolo, iniziava a affermarsi. La migliore smentita a tale interpretazione, una smentita che non la nega ma la inquadra in una visione ancora più ampia, viene dallo stesso autore. Durante un banchetto dell’Associazione Norvegese per i Diritti della Donna, il drammaturgo dichiarò, infatti, rispondendo al brindisi: « Devo rifiutare l’onore di avere consapevolmente lavorato per i diritti della donna. Non sono neppure proprio sicuro di quello che siano, in realtà, i diritti della donna. Per me, è stata una questione di diritti dell’umanità. » Le donne hanno sempre avuto un passato da portare e un silenzio difficile da vivere, un giardino segreto dove nascono i fiori della speranza, quella cantata da Omar Khayyam “zefiro di primavera sulla fronte delle rose” e da Hafez “giardino, primavera e dolce commercio”. Ad alcune di loro la vocazione poetica non deve essere stata estranea, come non può mancare dove i sentimenti sono intensi e la coscienza è chiara. Nel filare, tessere, ricamare, cucinare, arredare, educare, favoleggiare, avevano occasione di percepire i segnali estetici che ai loro padri, fratelli, mariti, provenivano dall'armare navi, elevare templi, compiere massacri. In un essere che è stato programmato per essere dominato, l’intelligenza è una qualità scomoda da scoraggiare sul nascere, per non darle modo i prendere coscienza di sé. Al contrario, viene celebrata la superiorità dell’intuito femminile perché a chi domina fa molto comodo che i propri desideri siano compresi, ancora prima di essere formulati, e soddisfatti da un essere condizionato a anteporre i bisogni altrui ai propri e, spesso, a scapito dei propri. Il femminismo è stata la prima forma di identità pubblica che le donne, si sono date dalla fine del 1600. Se molto è stato fatto, soprattutto nei Paesi industrializzati, molto resta da fare per le mutilazioni e l’emarginazione cui molte donne africane, asiatiche sono sottoposte. La parità di diritti con l’uomo, la parità salariale, l’accesso a tutte le carriere sono obiettivi sacrosanti e, almeno sulla carta, sono già stati offerti alle donne nel momento in cui l’uomo l’ha giudicato conveniente. Resteranno, tuttavia, inaccessibili alla maggior parte di loro finché non saranno modificate le strutture psicologiche che impediscono alle donne di desiderare fortemente di farli propri. Sono queste strutture psicologiche che portano la persona di sesso femminile a vivere con un senso di colpa ogni suo tentativo di inserirsi nel mondo produttivo, a sentirsi fallita come donna se vi aderisce e a sentirsi fallita come individuo se, invece, sceglie di realizzarsi come donna. Non mi rammarico, certo, di essere nata donna, al contrario, ne traggo grande soddisfazione. Quasi sempre mi sono sentita bene nella mia pelle, e ho avuto fiducia nella mia buona stella. Ho spinto addirittura la mia fiducia nell’avvenire sino alla sventatezza: non avevo creduto alla guerra prima che scoppiasse. Adesso sto più attenta. Mi piace guardare in faccia la realtà e parlarne senza abbellirla. Non sopporto l’infelicità e sono poco incline a prevederla, quando la incontro mi indigna e mi sconvolge, e provo il bisogno di comunicare la mia emozione. Per combatterla, bisogna prima rivelarla, e, pertanto, dissipare le mistificazioni dietro le quali la si nasconde per evitare di pensarvi. È proprio perché rifiuto le evasioni e le menzogne, che mi si accusa di pessimismo, ma questo rifiuto implica una speranza: che la verità può essere utile. È un atteggiamento più ottimistico che non scegliere l’indifferenza, l’ignoranza, le false apparenze. Dissipare le mistificazioni, dire la verità, è uno dei fini che ho più ostinatamente perseguito. Questa ostinazione ha le sue radici nella mia infanzia, non ho mai tollerato la stupidità: un modo per soffocare la vita e le sue gioie sotto i pregiudizi, le abitudini mentali, le false apparenze, le frasi vuote. Daniela Zini ALLE MIE SORELLE Sorgete dietro la vostra libertà, Sorelle mie, perché restate zitte? Sorgete che dovete bere d’ora in poi Il sangue degli uomini tiranni. Reclamate i vostri diritti, o mie sorelle, Da coloro che vi chiamano deboli, Da coloro che con cento inganni e artifici Vi relegano in un angolo della casa. Fin quando sarete oggetto della voluttà e del piacere Nell’harem della lascivia dell’uomo? Fin quando prostrerete la vostra orgogliosa testa Ai suoi piedi come umili schiave? Questo lamento di rabbia deve diventare Senza dubbio urlo e grido. Dovete spezzare queste pesanti catene Affinché la vita si liberi a voi. Sorgete ed estirpate la radice dell’oppressione, Date quiete al cuore pieno di sangue, Battetevi per garantire La legge per la vostra libertà.  Forugh Farrokhzad (Tehran 1935 - Tehran 1967) traduzione dal persiano di Assunta Daniela Zini
Amami
fallo con la pelle
quando senti che ti brucia
brucia di dolore e piacere
fallo con le mani
che non riescon più a restare
indifferenti alla mia carne
che di notte ti cerca, sempre
E poi amami ancora
fallo col tuo sguardo
che rivolgi solo a me
e mentre i tuoi occhi parlano
io li ascolto sognante
Adesso amami
fallo mentre vivi
fallo anche nei tuoi sogni
fallo nel modo giusto
ma fallo anche in quello sbagliato
che non sia solo una bella chimera
ma anche un incubo travolgente
perche' non e' questo l' amore degl' angeli
ma anche di calda e volgare passione
Ed alla fine amami
perche' quando ti fermi
sai che di noi conosciamo
i peggiori segreti del cuore
e da deboli tormenti questi
son divenuti la nostra forza
e che se anche mi hai fatto del male
come forse ne ho fatto io a te
oggi ancora tu riesci a capire
che nella vita ci siamo io e te
nessuno mai nel nostro tempo
riuscira' a sostituire
quel profondo ed unico sogno
d' invecchiare sulla riva del mare
mano per mano, soli, per sempre.

...amami e fai in fretta, il tempo sta per finire e da dove sto andando non c'e' un sentiero per ritornare...(anonimo)
V.M. Un abbraccio a te che sei volato via hai lasciato vuota la tua sedia a rotelle e sei divenuto adesso il più splendido degl' angeli Lassù nel cielo veglia sul tuo papa' cosi' splendente sulla tua mamma cosi' buona e su tutti noi che in questa terra ti piangiamo nel silenzio Un abbraccio a te Francesco caro da tutti noi.  A Francesco, a Gino ed a sua moglie, a tutti gli amici dell' Isola che non c'e', con tanto dispiacere nel cuore.Marcello. Sto cercando un raggio di sole in questo freddo e lungo inverno fatto di neve che imbianca il mio cuore fatto di gelo che scorre veloce nelle mie vene al posto del sangue Io sto cercando quel mio calore tra le mille parole non dette in mezzo alle lontane carezze che il mio volto non sente più Un raggio di sole di primavera una musica dolce che mi scaldi piano che mi ridoni i miei sogni rubati che mi regali una fantasia una dolce chimera di fiori e colori sulla quale giacere per lungo tempo sino a che ogni dolore del corpo non sia svanito nei miei pensieri, che questo mio candido inverno svanisca e si sciolga il ghiaccio scivolando piano insieme al ricordo lontano che ancora ho del tuo volto che mentre mi fissa mi urla una rabbia che non meritavo...  V.M.
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da: Amnesty International:
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Caro Marcello,
2 dicembre 1984: migliaia di tonnellate di isocianato di metile fuoriescono
da una fabbrica della Union Carbide e invadono l’ambiente. Accadeva in India,
nello stato del Madhya Pradesh. Sono passati 25 anni dal più grave disastro
chimico-industriale della storia che ha causato centinaia di migliaia di
vittime, tra chi vi ha perso la vita, chi ancora porta sul proprio corpo le
conseguenze e chi le ha lasciate, suo malgrado, in eredità. L’ambiente è ancora
contaminato e resta un involontario veicolo di altri problemi. L’area di Bhopal
non è ancora stata bonificata, né sono state condotte inchieste adeguate
sull’incidente e sulle sue conseguenze. Circa 120.000 persone continuano a
soffrire di disturbi respiratori, cancro, ansia e depressione, malformazioni
genetiche, e i sopravvissuti sono tuttora in attesa di ottenere una riparazione
equa e adeguata per le sofferenze che il disastro ha provocato. Sebbene siano
passati molti anni, il terribile impatto della fuoriuscita di gas tossici sulla
popolazione, sui terreni, sulle falde acquifere e nell’aria, è ancora presente.
Ricordare Bhopal significa parlare di giustizia per le vittime, assicurare un
ambiente pulito, promettere un futuro nuovo agli esseri umani e al nostro
pianeta.
Perché tutto questo sia finalmente possibile, segui insieme ad Amnesty
International il “Bhopal Bus Tour” che farà tappa in Italia dal
2 al 6 novembre prossimi. Sul bus, una delegazione di sopravvissuti al disastro
avvenuto nella città indiana prenderà parte a una serie di manifestazioni,
iniziative e incontri pubblici con l’obiettivo di riportare sotto i riflettori
dell’opinione pubblica una situazione ancora drammaticamente attuale.
Il Bhopal Bus sarà a Milano il 3 e 4 novembre. Questo il
programma:
3 novembre
ore 12,30 - Piazza Castello: incontro
stampa a bordo del Bhopal bus
ore 13,00 – 20,00 - Via Luca Beltrami (di
fronte al Castello): i cittadini incontrano i sopravvissuti al disastro di
Bhopal
ore 21,00 - Auditorium di Radio Popolare, via Ollearo 5: incontro
pubblico e proiezione del film “The Yes Men fix the world” di Andy Bichlbaum,
Mike Bonanno e Kurt Engfehr (in collaborazione con Cinemambiente)
4 novembre
ore 9,30 - Incontro con i ragazzi delle
scuole medie
ore 18,00 - Circolo ARCI “Cicco Simonetta”, via Simonetta:
incontro pubblico e mostra fotografica di Raghu Ray
Ti aspettiamo!
Per maggiori informazioni e per segnalarci la tua
presenza: www.iopretendodignita.it action@amnesty.it 349
54.63.435
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Abbiamo trovato questo interessante articolo del New York Times e abbiamo pensato che fosse interessante condividerlo con voi. Buona lettura e diffusione, aspettiamo i vostri commenti!
Così tanto Cibo. Così tanta Fame. Di ANDREW MARTIN La settimana scorsa il mondo ha festeggiato la vita ed i successi di Norman Borlaug, lo scienziato agrario nato nello Iowa che ha creato le varietà di grano ad alto-rendimento per sconfiggere le carestie. Il dott.Borlaug, morto a 95 anni il 12 settembre scorso, ha guidato la cosiddetta Rivoluzione Verde, che ha creato raccolti eccezionali in Paesi impoveriti come il Messico, l’India e il Pakistan. Lodando i successi del dott.Borlaug, il World Food Program delle Nazioni Unite ha detto che ha salvato più vite che ogni altro uomo nella storia. Ma gli elogi al dott.Borlaug spesso tralasciano un dato importante che porta a qualche perplessità. Nonostante i suoi successi, oggi ci sono più persone affamate che mai nella storia e, secondo le Nazioni Unite, il loro totale si dice superiore, quest’anno per la prima volta, al miliardo. Com’è possible che così tante persone siano affamate se i contadini producono abbastanza cibo, almeno in teoria, per sfamare ogni persona sul pianeta? Le risposte sono complesse e spaziano dalle politiche agricole Americane, alla corruzione Africana, alla guerra, la povertà, il cambiamento climatico e la siccità, che al momento è la singola causa più comune della mancanza di cibo sul pianeta. Ma David Beckmann, presidente del gruppo anti-fame Bread for the World, riduce tutte le cause ad un unico denominatore – “una mancanza di interesse”. “è soprattutto una negligenza”, dice. “Una negligenza politica.” Gli incrementi nella resa delle sementi dell’ultimo mezzo secolo, sia nel mondo sviluppato che in quello in via di sviluppo, hanno portato a un surplus nella produzione dei cereali e a prezzi bassi, creando un senso di rilassamento rispetto all’agricoltura ed alla fame. “Dopo la rivoluzione Verde, c’era l’attitudine a considerare il problema risolto” dice Gary H. Toenniessen della Fondazione Rockefeller. Così tanti cereali venivano prodotti a prezzi così bassi, che i leader Occidentali incoraggiarono le nazioni povere a comprare i cereali sul mercato mondiale invece che coltivarli. I surplus venivano spediti alle nazioni povere come aiuti alimentari. Ma questo sistema di aiuti è stato spesso inefficace nell’alleviare la fame a lungo termine e nell’affrontare i problemi agricoli più ampi che coinvolgevano i Paesi impoveriti. Anche il sostegno per la ricerca agricola nei Paesi in via di sviluppo è stato tagliato a favore di altre priorità. Il risultato? Mentre il tasso della produzione di cibo cresceva più velocemente di quello della crescita della popolazione mondiale dal 1970 al 1990, quando andavano affermandosi i vantaggi della Rivoluzione Verde, la situazione adesso si è invertita. I rialzi in produttività dell’agricoltura sono rallentati, e, dal 1990, il tasso di crescita della produzione alimentare è caduto al di sotto di quello della crescita della popolazione. Le conseguenze sono state particolarmente terribili nell’Africa sub-Sahariana, dove i vantaggi della Rivoluzione Verde sono stati difficili da replicare. Tra altri problemi, l’irrigazione – che era la chiave della Rivoluzione Verde – è relativamente scarsa in Africa. Pochi hanno fatto attenzione a questi problemi finchè l’anno scorso una convergenza di eventi ha causato un aumento dei prezzi del cibo a livelli record. In molte Nazioni sono scoppiate rivolte, e anche i consumatori Americani si sono sentiti pizzicati dall’aumento dei prezzi. I prezzi si sono riabbassati negli Stati Uniti, ma la situazione in Africa rimane tragica a causa di un’esplosione nella crescita della popolazione, ed ora una dura siccità che minaccia milioni di persone. Il World Food Program dice di essere criticamente a corto di risorse. In un incontro a luglio (il G8 dell'Aquila, n.d.t.), il Presidente Obama ed altri leader delle nazioni industrializzate hanno promesso 20 miliardi di dollari per lo sviluppo agricolo dei Paesi poveri. Gli attivisti dicono che alcuni degli strumenti per il successo sono a portata di mano, ammesso che la volontà economica e politica persista: questi strumenti includono semi adattati alle condizioni locali, fertilizzanti e miglioramenti nelle strade ed in altre infrastrutture. I problemi più difficili possono però risiedere all’interno dei nostri confini. I programmi agricoli sono considerati un diritto irrinunciabile per Washington. Ma i sussidi per il raccolto e l’abitudine Americana di spedire cereali ai più poveri tendono a minare la costruzione di mercati solidi nei Paesi in via di sviluppo. Il dott.Borlaug, che ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 1970, capiva bene I limiti del successo della Rivoluzione Verde. Dopo aver ricevuto la Medaglia d’Oro del Congresso nel 2007, notava che la “battaglia per assicurare la sicurezza alimentare per centinaia di milioni di persone miseramente povere è tutt’altro che vinta.” “La pace nel mondo non sarà costruita sugli stomaci vuoti o sulla miseria umana”, disse. “L’America ha il potere tecnico e finanziario per aiutare a terminare questa tragedia umana e quest’ingiustizia, se dedichiamo i nostri cuori e le nostre menti a questo compito.”
Da New York Times, 20 settembre 2009
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...ed intanto che sei qui ricordati di cliccare i siti ed i sottolink. E' gratis, ci vuole solo un minuto e puoi salvare molte vite!!!
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per sapere come funzionano le donazioni gratuite, clicca QUI A dispetto delle fantasie del governo le persone che hanno chiesto aiuto alla Caritas sono aumentate del 20 per cento. Il ‘Rapporto sulla povertà 2009′ realizzato dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Zancan è stato quasi del tutto ignorato dai media. I dati che presenta sono agghiaccianti e non coincidono in nulla col le trionfalistiche affermazioni di alcuni personaggi della vita politica nazionale. La povertà assoluta ad oggi in Italia colpisce quasi due milioni e 900 mila cittadini, circa il 4,9 per cento della popolazione. Ha detto ieri il ministro Brunetta: “Guardiamo i fatti. L’Italia ha molto probabilmente la migliore politica economica e finanziaria d’Europa, il miglior ministro dell’Economia e delle Finanze d’Europa e forse del mondo. I fatti dicono che non abbiamo avuto nessuna crisi finanziaria, nessuna crisi bancaria, nessuna crisi sociale, nessuna crisi d’impresa. Nonostante un debito spaventoso, una spesa pubblica spesso fuori controllo, uno Stato certo non particolarmente efficiente abbiamo retto la crisi meglio di tutti gli altri Paesi del mondo”. Gli ha fatto eco Raffaele Bonanni, segretario di un sindacato, la Cisl: “Dal dopoguerra in poi abbiano vissuto altre crisi economiche, non gravi come queste ma certamente alcune molto, molto serie. Ebbene a memoria sindacale non ricordo che ci siano mai stati stanziamenti a sostegno del lavoro equivalenti agli 8 miliardi di euro impegnati attualmente. Era ed è essenziale evitare, come è stato fatto intervenendo sugli amrnortizzatori sociali, perdite di reddito e di lavoro. Solo con la cassa integrazione in deroga sono stati scongiurati 250 mila licenziamenti, di cui 70 mila in Lombardia e 51 mila in Veneto. Per non parlare degli effetti positivi dell’allungamento dei tempi di diso:cupazione legati alla Cig ordinaria e della revisione dei contratti di solidarietà. a funzionato, e non accade sempre così, l’accordo tra Tremonti e Maurizio Sacconi, tra i ministri dell’Economia e del Lavoro”. Hanno ragione i due sostenitori del ‘miracolo’ Berlusconi-Tremonti? Per la Caritas in un anno sono aumentate del 20 per cento le persone che hanno chiesto aiuto ai suoi Centri di ascolto (Cda). Non si tratta solo di migranti e stranieri, anzi, nel nel 2008, rispetto al 2007, l’incidenza degli italiani è cresciuta del 10 per cento, soprattutto al Sud. L’indagine è stata condotta in 372 dei 6 mila Cda attivi ed appartenenti a 137 diocesi su 220. Nel 2007, si sono rivolte alla Caritas 80.041 persone, di cui il 70,3 per cento stranieri. I cittadini in difficoltà non appartengono alla categoria comunemente indicata come povertà estrema, perchè tutti vivono in una normale abitazione e tra loro il 76,4 per cento sta con i propri familiari, mentre il 44,9 ha figli minori. Studiando i dati si scopre che alla fine del 2007 la Caritas diocesana di Potenza sosteneva 836 famiglie che dopo un anno sono diventate 1.020, con una crescita del 22 per cento, a Como sono stati erogati 26 mila pasti, il 17 in più rispetto all’anno precedente, a Treviso gli italiani in difficoltà sono aumentati del 22 e nella diocesi di Termoli-Larino (Molise), in soli tre mesi, da novembre 2008 a gennaio 2009, i bisognosi sono passati dal 42 al 59 per cento. L’incidenza è maggiore nel Mezzogiorno col 17,7 per cento. Valori elevati, superiori al 20, si registrano in Sicilia, Basilicata e Sardegna. Il fenomeno di crescita della povertà è meno evidente nel Nord, con un incemento del 2,9, ma il fatto si spiega con una maggiore occupazione. Al Centro la situazione è articolata e mostra un’innalzamento del 17,5 per cento nel Lazio, ma solo del 2,4 nelle Marche. Oltre 5 mila famiglie hanno manifestato alla Caritas problematiche relative a un “reddito insufficiente rispetto alle normali esigenze della vita” e il 20,8 per cento degli italiani ha evidenziato la necessità di un sussidio economico e il 33,5 degli stranieri il bisogno di un lavoro. Se nel 2008 il benessere degli italiani è diminuito, nel 2009 “è probabile che gli ‘impoveriti’ aumentino”, si legge nel rapporto. Tra questi potrebbero contarsi “migliaia di titolari di contratti a termine, di lavoratori a progetto, di impiegati che perdono il posto di lavoro senza preavviso, di dipendenti di piccole aziende cui è stato tolto l’appalto dei servizi, di cassintegrati che vedono avvicinarsi il termine del sussidio”, ha sostenuto la Caritas. E adesso veniamo alle rocambolesche affermazioni sugli ammortizzatori sociali fatte da Berlusconi, dal centro destra ed anche dal leader della Cisl. Nella ricerca si fa notare che gli effetti della crisi economica al Nord hanno già determinato casi di “povertà inattesa” a causa dell’aumento della cassa integrazione e del calo delle assunzioni, mentre al Sud hanno aggravato una situazione già compromessa. Il rapporto aggiunge che “maggiormente colpiti sono i pensionati con reddito basso e le famiglie disgregate, in situazioni difficili, con genitori separati”. Al Centro la povertà è “discreta, sommersa e dignitosa, tuttavia significativa nell’insieme di un territorio che, per diversi aspetti, era già in sofferenza da tempo” ed al Sud, con la crisi “piove sul bagnato” e in alcuni casi si “sta rappresentando una sorta di alibi per operazioni strumentali di razionalizzazione e/o speculazione produttiva da parte delle imprese”. Secondo Caritas e Fondazione Zancan per far fronte alla povertà bisognerebbe “trasformare gli attuali trasferimenti monetari in servizi da erogare alle famiglie a basso reddito, a titolo gratuito o con una significativa riduzione del costo di fruizione e bonificare e semplificare i percorsi delle erogazioni monetarie”, ponendo anche fine “all’anomalia tutta italiana” in base alla quale, per far fronte alla povertà, spendono di più le Regioni in cui si contano un minor numero di persone indigenti. In una intervista alla Radio Vatcana, tra le pochissime emittenti a diffondere i risultati della ricerca, don Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana ha detto riferendosi alle ripetute manifestazioni di ottimismo del governo sulla ripresa in atto: “Al momento, noi abbiamo i segnali in senso inverso, cioè il segnale è che si incomincia a percepire ed a cogliere una presenza nuova, volti nuovi con bisogni antichi, con bisogni vecchi. Una presenza non solo dettata dalla persona in difficoltà, frantumata per storie diverse, ma una presenza di volti nuovi segnata soprattutto da famiglie, da famiglie che di per sé non avevano grandi problemi per poter vivere in maniera dignitosa ma che da un momento all’altro, perdendo reddito, perdendo posto di lavoro, si trovano in una situazione di precarietà che si spera possa essere il più breve possibile. Ma ritornare nel lavoro, ritrovare lavoro, aver l’opportunità di nuovo di guadagnarsi la propria vita in modo dignitosa, l’accogliamo come cosa piuttosto difficile”.Il paradosso della situazione italiana è che, a fronte di un peggioramento, il centro destra non solo afferma il contrario, ma sottolinea la propria capacità nell’aver trovato ed impegnato risorse per proteggere i cittadini più deboli. Ed un importante sindacato, al Cisl, conferma questa tesi. Invece si verifica lo strano fenomeno della Chiesa che si sostituisce allo Stato nel fornire assistenza reale alle persone in maggiori difficoltà. A questo proposito don Nozza, con diplomazia, ha negato che la Caritas risolva i problemi prodotti dalle inefficienze del governo, ma ha aggiunto: “E’ normale che, essendo la Chiesa parte di questa società, essendo la Chiesa in modo fortemente radicato attraverso le sue comunità parrocchiali, i servizi delle varie espressioni caritative e di promozione umana, è normale che compartecipi. Che tutto questo, però, debba essere messo in atto dentro un contesto istituzionale di fragilità, certamente non porta frutto: rischia di vanificare la stessa capacità di incontro, di relazione, di intervento, di sostegno a tante persone sempre più in difficoltà”. Il Paese delle omissioni sta diventando quello della più bieca disinformazione. L’allarme lanciato da Caritas dovrebbe indurre maggiornaza e opposizione ad una maggiore attenzione verso le durissime conseguenze sociali prodotte dalla crisi finanziaria mondiale in Italia. Sono incoraggianti le prime parole pronunciate dal leader del Pd, Pierluigi Bersani: “Il primo gesto da segretario sarà quello di occuparmi del lavoro e della precarietà, poiché credo che abbiamo bisogno di riportare la politica ai fondamentali”. C’è un “muro di gomma da abbattere - ha aggiunto - quello che si è creato tra sistema politico, media e condizioni reali”. da: http://www.inviatospeciale.com/2009/10/sempre-piu-poveri/
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V.M.
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