|
|
 |
 |
|
|
 |
 |
 |
| Dignità e diritti per le donne! |
Costrette a sposarsi in età precoce, discriminate a causa di etnia, religione, stato civile o disabilità, senza autonomia economica, le donne che vivono in povertà subiscono numerose violazioni. Le loro esistenze sono segnate dalla violenza sessuale, dallo scarso accesso a un'istruzione adeguata e dalla mancata protezione dai rischi legati a gravidanza e parto. La povertà, per queste donne, non è solo mancanza di reddito ma anche impossibilità di condurre una vita dignitosa, di partecipare ai processi decisionali e di fare sentire la loro voce. In occasione della Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne, Amnesty International concentra la sua azione sul legame tra povertà e violenza, per spezzare questo circolo vizioso in cui vivono moltissime donne.
|
Per saperne di più | |
 |
| |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
Ciad: ancora violenza per le donne in fuga dal Darfur |
 |
| Dei circa 260.000 darfuriani dei campi profughi del Ciad, oltre la metà sono donne. Scappate da anni di conflitti, queste donne rischiano quotidianamente violenze e abusi sessuali. Il governo del Ciad deve porre fine a impunità e violenza! | |
 |
 |
 |
 |
Tagikistan: barriere all'istruzione |
 |
| In Tagikistan, una ragazza su cinque abbandona la scuola. Senza un'istruzione adeguata, le donne sono esposte a sfruttamento, matrimoni forzati e violenza domestica. Il governo deve abbattere le barriere che ostacolano l'istruzione. | |
 |
 |
 |
 |
"Write for Rights - una lettera per i diritti umani" |
 |
| In oltre 30 paesi è stata lanciata "Write for Rights - una lettera per i diritti umani", una maratona mondiale di appelli a favore di attivisti e difensori dei diritti umani in Colombia, Nicaragua, Uzbekistan e Vietnam. | |
 |
 |
 |
|
|
 |
|
|
 |
 |
 |
 |
"Il privilegio di esistere" |
 |
| È stato indetto "Il privilegio di esistere", concorso nazionale di scrittura dedicato al tema della violenza sulle donne e riservato a giovani dai 15 ai 30 anni. Le categorie in gara sono: fotografia digitale, testo narrativo e poetico. Scopri come partecipare | |
 |
 |
Il trattamento dei dati degli iscritti alla newsletter è conforme a quanto previsto dal Codice in materia di protezione dei dati personali (Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196). Se non desideri ricevere ulteriormente questa newsletter clicca qui per rimuovere il tuo indirizzo email | 

CLICCA QUI PER ADOTTARE UN BIMBO CON SOS VILLAGGI DEI BAMBINI
...ed intanto che sei qui ricordati di cliccare i siti ed i sottolink. E' gratis, ci vuole solo un minuto e puoi salvare molte vite!!!
THE HUNGER SITE POR LOS CHICOS
per sapere come funzionano le donazioni gratuite, clicca QUI Mi raccomando, ricordatevi sempre di cliccare i siti gratuiti per le donazioni per il terzo mondo!!!
E' gratis, ci vuole solo un minuto e puoi salvare molte vite!!!
THE HUNGER SITE POR LOS CHICOS
per sapere come funzionano le donazioni gratuite, clicca QUI

Africa - Contro la proliferazione di armi leggere
Con la ratifica da parte del governo del Benin, entra in vigore la Convenzione contro la proliferazione di armi leggere e di piccolo calibro (Alpc). Nel Giugno 2006, ad Abuja (Nigeria), i 15 paesi membri della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas/Cedeao), adottarono la "Convenzione contro la proliferazione di armi leggere e di piccolo calibro". In settembre scorso, dopo la ratifica di otto altre nazioni (Liberia, Mali, Nigeria, Niger, Senegal, Sierra Leone, Togo), la ratifica da parte del governo del Benin, consente l’entrata in vigore della convenzione. L’organismo regionale con sede a Dakar (Senegal), in una nota annuncia la notizia sottolineando l’importanza di questa ratifica. Il testo proibisce il traffico di armi tra Stati membri della Cedeao così come il trasferimento di armamenti ad attori non-statali senza l’accordo del governo del Paese importatore; la convenzione prevede tuttavia alcune deroghe nei casi di legittima difesa, di minacce alla sicurezza nazionale o di partecipazione di un Paese firmatario ad una missione di mantenimento della pace. (Città Nuova, 26/11/2009)
Africa - Clima, l'ultimatum del Continente
«Non posso più fidarmi di mio padre» dice Gada Tukala, che ha poco più di vent’anni, alleva vacche da quando non andava all’asilo e decide per tutti da quando il clima non è più lo stesso. «I vecchi vorrebbero aspettare dieci giorni di pioggia prima di seminare il sorgo, io so che dopo quattro scrosci è meglio affrettarsi sperando che duri». Gada è un giunco nero in un cielo bianco di luce, vive in un villaggio che di moderno ha solo le ciabatte di plastica ai piedi, si accontenta di nulla e ha una sola paura: «Sai perché non piove più? Una volta si stava tutti insieme sotto il grande albero, si ammazzava la bestia più grassa, e si pregava tutta la notte per una buona semina. Oggi con le nuove religioni la natura ha smesso di volerci bene». Gada non lo sa ma il suo paese è cristiano da 1.700 anni. E musulmano da quasi altrettanti: «Dio è arrabbiato con me e la mia famiglia» ci dice Zein Leba, contadina sessantenne che ha un ettaro di terra, sette figli, e quando prega si rivolge alla Mecca. «Dipende tutto da lui, speriamo che passi». L’Etiopia di chiese e moschee, di campi di mais, sorgo e fagioli è rassegnata da sempre a una siccità ogni dieci anni, ma da qualche tempo rimane a secco quasi un anno su due. «Colpa del cielo» dice il tam tam degli altipiani. Eppure quando interverrà al vertice sul clima che si apre il prossimo 7 dicembre a Copenhagen, il primo ministro Meles Zenawi non invocherà né Allah né gli dei della pioggia. Dirà che il riscaldamento globale sta rovinando il suo paese. E chiederà all’Occidente una montagna di soldi per insegnare a Gada e a Leba a fare a meno dell’acqua. L’Unione africana ha scelto l’Etiopia per trattare a nome di tutti al summit che dovrebbe salvare il pianeta, ma molto probabilmente rimanderà il bel gesto a data da destinarsi. Peccato, perché la posta è alta e i numeri fin troppo eloquenti: se nel 2006 l’Italia ha immesso in atmosfera 474 milioni di tonnellate di anidride carbonica, l’Etiopia con un terzo degli abitanti in più si è fermata a poco più di un centesimo: sei milioni di tonnellate. Se il colosso cinese è responsabile del 21 per cento delle emissioni globali, e gli Stati Uniti seguono a ruota con il 20,2, l’Africa intera rincorre lo sviluppo producendo non più del 3,7 per cento dei danni. Il disequilibrio è enorme, ma diventa insostenibile se si pensa che l’impatto è inversamente proporzionale alle cause: in Italia (almeno per ora) il cambiamento climatico mette a repentaglio il week end, in Etiopia fa sparire la materia prima che tiene in vita l’80 per cento della popolazione. «Non è che piova meno» dice a Io donna Gabru Jember, ricercatore dell’Agenzia nazionale di meteorologia di Addis Abeba. «È che le precipitazioni sono diventate imprevedibili: da sempre in Etiopia abbiamo una stagione umida da marzo ad aprile, e una più lunga da inizio giugno a fine settembre. Ora il ritmo è saltato e può smettere di piovere a una settimana dalla semina, o magari riprendere quando già ci si preparava al raccolto». A quel punto cresce un po’ d’erba, il paesaggio si fa incantevole, ma il sorgo si alza mesto senza semi. È lo spettro della siccità verde che si aggiunge ai malanni tradizionali e, solo in Etiopia, nei prossimi mesi metterà a rischio la sopravvivenza di oltre sei milioni di contadini. (…) Con il programma Meret, le Nazioni Unite hanno dimostrato che bastano investimenti modesti per arrivare a una gestione del terreno che resista alle bizze del nuovo millennio. Nel bacino di Dabe, a pochi chilometri dalla città di Nazreth, 202mila euro sono stati sufficienti per piantare una foresta, alimentare le sorgenti e mettere in sicurezza trecento famiglie di contadini. Pochi o tanti, oltre che di emissioni è quindi questione di soldi. Il primo ministro Meles Zenawi lo sa, e va a Copenhagen per battere cassa presso i grandi produttori e i grandi inquinatori del Nord del mondo. Si parte da una richiesta di 45 miliardi di euro all’anno. L’Africa intera fa sapere che saranno difficilmente trattabili. * Raffaele Oriani (Corriere della Sera, 26/11/2009)
Africa - Crisi economica: in Africa pesa ancor piu' che in altri paesi
Ogni giorno, nel mondo, un miliardo di persone soffrono la fame, 100 milioni in piu' rispetto, al 2008. La crisi economica ha colpito tutti i continenti facendosi ancor piu' sentire in Africa dove, per i prossimi sei mesi, sono necessari almeno un miliardo di dollari per combattere la fame. Secondo la Fao, inoltre, solo il 4% del territorio africano coltivabile e' irrigato e di questo territorio il 65% viene ancora preparato a mano. (Adnkronos, 26/11/2009)
...e ci addormenteremo avvolti dall' abbraccio che tanto ci appartenne, cullati dal nostro stesso respiro verremo intrecciati nella notte... Io sono uomo
ma sono anche bambino,
sono bianco
come sono anche nero
o giallo, rosso...
Sono vivo
ma sono anche morto,
sono triste come anche felice
sorrido, ma piango
amo e odio
Sono etero
e sono gay,
urlo
e parlo a voce bassa
Ma cio che sono davvero
forse non lo so
quello che so,
e' cio che sento
ed oggi
sento che sono stanco
di tutto quest' odio intorno,
persone che nella loro diversita'
trovano motivo per odiarsi
per nutrire paure per "l' altro"
L' altro, per quanto diverso
e' mio figio e mio fratello
mia madre e mia sorella
quindi oggi
io dico solo
che io sono,
senza odio per chi mi e' diverso
e di questo
io sono e sempre saro'
fiero ed orgoglioso
di essere.
...ed intanto che sei qui ricordati di cliccare i siti ed i sottolink. E' gratis, ci vuole solo un minuto e puoi salvare molte vite!!!
THE HUNGER SITE POR LOS CHICOS
per sapere come funzionano le donazioni gratuite, clicca QUI

Ma perchè di tanti proprio questo stesso posto dove ci trovammo tardi e ci lasciamo troppo presto che facciamo abbiamo chiesto e solo il vento ci ha risposto tanto la sua musica va avanti pure senza testo e ammazziamo il tempo e ammazza noi quel tempo indietro e il sole taglia il mare e il nostro amore in due come un aratro e finiamo tutta questa strada metro dopo metro perchè dietro un gran finale serve sempre un bel teatro e la canzone degli amori infelici l'ultima occasione per attori e attrici io non lo so perchè ma è un po' buffo stare io e te su un crepaccio quasi come ad aspettare il tuffo e buttare lì a casaccio un che di diverso uno scherzo sì come fossi io il tuo pagliaccio cercare qui dentro ad un setaccio ciò che è perso o almeno poi tutto quello che sta in un abbraccio fra di noi e non ci resta che dipingere la scena con l'ultimo sguardo come mettersi di schiena a quel falsario del ricordo quanto abbiamo corso insieme per tagliare già il traguardo tanto vincitori o vinti ci stringiamo in un accordo se non siamo più come ci siamo amati e non sapremo mai quel che saremmo stati io non lo so com'è ma è successo mentre prendo te col tuo abbraccio con lo stesso impaccio allora e adesso non so dire no uno straccio in più di parola una sola no sulle labbra dure di ghiaccio morire un po' come avessi un laccio sulla gola ma tanto poi tutto il resto e tutto in un abbraccio tra di noi
...ed intanto che sei qui ricordati di cliccare i siti ed i sottolink. E' gratis, ci vuole solo un minuto e puoi salvare molte vite!!!
THE HUNGER SITE POR LOS CHICOS
per sapere come funzionano le donazioni gratuite, clicca QUI

Genocidio Rwanda, assolto sacerdote cattolico
Una notizia dal blog di Martino Ghilotti Albe rwandesi. La Prima sezione del Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR), composta dai giudici Erik Mose (Norvegia), presidente, Sergei Alekseevič Egorov (Federazione russa) e Firenze Rita Arrey (Camerun) ha assolto il sacerdote Ormisda Nsengimana. Il sacerdote era accusato di genocidio per aver favorito, secondo l’accusa, "atti genocidari" a Nyanza nel 1994 quando era rettore del Collège Christ-Roi, una prestigiosa scuola cattolica secondaria nel settore Nyanza, nella prefettura di Butare. Il sacerdote è stato immediatamente scarcerato. L’assoluzione è stata accolta con grande disappunto dalle autorità di Kigali che hanno fortemente criticato la sentenza. Forse il dossier dell'accusa non ha retto il vaglio di un giudizio ispirato a criteri giuridici rispondenti a standard internazionali.
Super ricercato per genocidio Rwanda è in Kenya
Gli Stati Uniti chiedono al Kenya di catturare Felicien Kabuga, uno dei super ricercati per il genocidio avvenuto tra aprile e luglio 1994 in Ruanda, quando in 100 giorni furono massacrate almeno 800.000 persone: quasi tutti di etnia tutsi, ma anche hutu moderati. Lo ha domandato oggi con forza a Nairobi, incontrando la stampa nella residenza dell'ambasciatore Usa, l'inviato speciale della Casa Bianca che si occupa del dossier sui crimini di guerra, Staphen Rapp. Secondo Rapp è infatti ancora in Kenya, Kabuga ricchissimo uomo d'affari ruandese che il tribunale penale internazionale istituito per accertare le responsabilità del genocidio in Ruanda ritiene tra i principali colpevoli della mattanza: avrebbe riccamente finanziato ed armato le bande di miliziani che massacrarono la popolazione.Che Kabuga, dopo un breve soggiorno in Svizzera, e quindi nella Repubblica Democratica del Congo, sia stato a lungo in Kenya, ospite benvoluto, e probabilmente protetto a suo tempo dal potentissimo presidente keniano Daniel arap Moi (in carica dal 1978 al 2002), è certo. Ma Nairobi sostiene che l'uomo d'affari ha poi lasciato il Kenya. Rapp contesta la circostanza ed afferma di avere prove certe del fatto che il super ricercato - sulla cui testa gli Usa hanno posto una taglia di cinque milioni di dollari - sia ancora in Kenya, sollecitando con durezza le autorità perchè provvedano all'arresto del criminale ed alla sua consegna al tribunale internazionale, che ha sede ad Arusha, in Tanzania.
Il Papa alla Fao: non è possibile accettare opulenza e spreco
"La fame è il segno più crudele e concreto della povertà. Non è possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori": sono alcune delle parole del Papa Benedetto XVI intervenuto al vertice della Fao che si è aperto oggi a Roma. Un vertice "dimezzato" al quale non partecipano gran parte dei leader del G8. Come dire: dalle parole - dagli impegni presi all'Aquila - ai fatti, agli aiuti economici, la distanza resta siderale. "Da parte della Chiesa cattolica ci sarà sempre attenzione verso gli sforzi per sconfiggere la fame; ci sarà l'impegno a sostenere, con la parola e con le opere, l'azione solidale - programmata, responsabile e regolata - che tutte le componenti della Comunità internazionale saranno chiamate ad intraprendere. La Chiesa - ha aggiunto Benedetto XVI - non pretende di interferire nelle scelte politiche; essa, rispettosa del sapere e dei risultati delle scienze, come pure delle scelte determinate dalla ragione quando sono responsabilmente illuminate da valori autenticamente umani, si unisce allo sforzo per eliminare la fame". da: http://africa.blog.ilsole24ore.com
...ed intanto che sei qui ricordati di cliccare i siti ed i sottolink. E' gratis, ci vuole solo un minuto e puoi salvare molte vite!!!
THE HUNGER SITE POR LOS CHICOS
per sapere come funzionano le donazioni gratuite, clicca QUI
Nella semplicità
cominciare ad imparare
una nuova vita
tante cose sconosciute
cominciare
a sentire un mondo
un mondo fatto di sospiri
e di persone non piu tali
vive, diversamente
nascoste nell' obra dei millenni
sino a divenire ombre anch' esse
un pò come lo sono io
celate da paure ancestrali
Siamo cosi simili noi, anche
nella nostra carnale differenza
forse per questo
avete bussato alla mia porta
Io sono qui, adesso
nel mio nuovo lungo addio
mi avvicino nel silenzio del volere
e mentre afferro la vostra mano
io non mi volto più
perche' ormai so bene
quanto silenzio ci sia nel mio rumore
e di gran lunga preferisco
il vostro unico gelido bacio
che di falso dolore
non ha saputo mai...
V.M.
...ed intanto che sei qui ricordati di cliccare i siti ed i sottolink. E' gratis, ci vuole solo un minuto e puoi salvare molte vite!!!
THE HUNGER SITE POR LOS CHICOS
per sapere come funzionano le donazioni gratuite, clicca QUI

Solo il quindici per cento trova rifugio nei campi attrezzati, l'85 per cento chiede ospitalità ad amici e parenti - Sono 26 milioni in tutto il mondo i rifugiati che scelgono di non abbandonare il proprio Paese. E la maggior parte di questi elude le statistiche perché, invece, che nei campi profughi trova ospitalità presso famiglie di amici o parenti. Lo afferma un rapporto della Croce Rossa Internazionale che sottolinea che "aiutare i rifugiati costa spesso alle famiglie ospitanti una maggiore povertà". Il presidente della Cri, Jakob Kellenberger, ha specificato che solo il 15 per cento dei rifugiati interni al proprio Paese, a causa di guerre o crisi, finisce nei campi profughi e che le vicende del restante 85 per cento, che si rifugia in case private, è spesso ignorato. Gli aiuti umanitari, infatti, si concentrano maggiormente nei campi profughi, anche se i rifugiati in casa "sono la netta maggioranza, come accade nella Repubblica Democratica del Congo o in Pakistan". Cri e agenzie Onu sono d'accordo nel ritenere i campi profughi "l'ultima spiaggia" . Forniscono aiuto quando non è possibile assicurarlo in altra maniera. Ma creano condizioni di vita precarie e favoriscono la dipendenza dagli aiuti esterni. Mentre nel caso di rifugiati in case di amici o parenti il ritorno ad una vita normale è più rapido e semplice. (Peacereporter, 12/11/2009)
Africa - Malnutrizione, fondi invariati da 7 anni: «Troppi sprechi negli aiuti alimentari» (Corriere della Sera, 11/11/2009)
Finanziamenti invariati da sette anni e tanti sprechi. La denuncia arriva dall'organizzazione Medici senza Frontiere e riguarda un tema scottante, la malnutrizione. Una condanna per milioni di bambini (da 3,5 a 5) ogni anno, che rischiano invalidità permanenti o la morte. La malnutrizione inoltre indebolisce le difese e aumenta il rischio di polmonite, diarrea, malaria, morbillo e Aids. 36 Paesi più colpiti - I finanziamenti andrebbero moltiplicati almeno per 30 e serve un netto cambio di passo nell'assegnazione e nella distribuzione del cibo. Solo così si potrà veramente dare loro un futuro. A una settimana dal vertice della Fao sulla sicurezza alimentare, dal 16 al 18 novembre a Roma, Msf ha presentato il rapporto «Malnutrizione, quanto è stato speso» (il pdf in italiano), basato sull'analisi dei flussi finanziari dal 2004 al 2007 paragonati al triennio precedente su dati Ocse, Commissione Europea, Gates Foundation e UnitAid. Se ne deduce che gli stanziamenti dei Paesi ricchi per combattere la malnutrizione sono rimasti invariati negli ultimi sette anni e non superano i 350 milioni di dollari. Secondo il calcolo della Banca Mondiale sarebbero invece necessari ogni anno almeno 12 miliardi e mezzo. I Paesi più gravemente colpiti sono 36, lì si concentra il 90% dei bambini con rachitismo: Afghanistan, Angola, Bangladesh, Burundi, Burkina Faso, Cambogia, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Costa d'Avorio, Egitto, Etiopia, Ghana, Guatemala, India, Indonesia, Iraq, Kenya, Madagascar, Malawi, Mali, Mozambico, Myanmar, Nepal, Niger, Nigeria, Pakistan, Perù, Filippine, Sudafrica, Sudan, Tanzania, Turchia, Uganda, Vietnam, Yemen, Zambia. Sprechi negli aiuti - Sebbene miliardi di dollari di assistenza internazionale siano classificati come «aiuti alimentari per lo sviluppo e sicurezza alimentare» o «aiuti alimentari d’emergenza», meno del 2% viene effettivamente speso in interventi destinati specificamente a ridurre la malnutrizione infantile. L'Italia in quattro anni ha dedicato a progetti specifici per la nutrizione 0,4 milioni di dollari, sostanzialmente in fondi destinati alle Ong. Inoltre, i fondi esistenti vengono sprecati attraverso pratiche inefficienti, come la politica del governo degli Stati Uniti che invia aiuti alimentari in natura, e che aumenta i costi di 600 milioni di dollari rispetto a una politica di acquisti di aiuti alimentari in loco. Molti dei buchi nei finanziamenti potrebbero essere riempiti semplicemente ricollocando i fondi esistenti a favore dei gruppi più vulnerabili, i bambini sotto i cinque anni, e verificando che le risorse esistenti siano realmente accessibili ai più poveri. Alimenti inadeguati - «Questo rapporto documenta il fatto che gli interventi nutrizionali che si sono dimostrati in grado di ridurre il numero delle morti sono rimasti drammaticamente sotto-finanziati - ha dichiarato Stéphane Doyon, responsabile nutrizione di Msf e co-autore del rapporto -. L'assenza di sforzi mirati significa che i bambini più piccoli ricevono alimenti inadeguati che non contengono gli elementi nutrizionali fondamentali di cui hanno bisogno per non diventare malnutriti. Esistono opportunità per aumentare in parte i fondi destinati alla nutrizione semplicemente migliorando l’efficienza delle politiche esistenti dei governi donatori». Secondo gli autori del rapporto i governi possono migliorare gli aiuti introducendo alimenti più cari ma più adeguati da un punto di vista nutrizionale alle esigenze dei bambini più piccoli. «Il G8 dell'Aquila e il G20 - conclude Daniel Berman, vicedirettore del programma di accesso ai farmaci di Msf - hanno stanziato 20 miliardi per la sicurezza alimentare. Ma se non vogliamo condannare a morte milioni di bambini non basta dare sostegno all'agricoltura, si deve investire anche sulla nutrizione». Negli ultimi due anni, Msf ha curato circa 300mila bambini in 22 Paesi. (Corriere della Sera, 11/11/2009) da: http://www.missionaridafrica.org/news/news_all.htm
...ed intanto che sei qui ricordati di cliccare i siti ed i sottolink. E' gratis, ci vuole solo un minuto e puoi salvare molte vite!!!
THE HUNGER SITE POR LOS CHICOS
per sapere come funzionano le donazioni gratuite, clicca QUI Le persone piangono in silenzio
si disperano, proprio come me
c'e' chi nel tempo riesce a superare
e chi invece si spegne di nascosto
Lacrime che scendono sul viso
di una giovane nella folla del metro'
lacrime che conosco cosi bene
mi sembra quasi di sentirne il sapore
Come fa male vedere tanto dolore
dipinto su di un volto così acerbo
ancor più ingiuste su di un viso
cosi' puro e così ingenuo
che sul mio ormai segnato
dalle tante, inutili battaglie
di quest' ultima mia vita
Ma oggi al mio combatter pongo fine
finalmente è finito questo mio tempo
lo devo fare, cosi mi e' stato chiesto
Spegnersi, morire dentro
finalmente partire, per sempre
per un nuovo incredibile cammino
dal quale ormai non torno indietro
per arrivare a donare in questa vita
il frutto del seme del mio amore
Morire dentro, si, per giungere a destino
di un cammino lastricato di momenti
che nel ricordo san solo di dolore
Spegnere per sempre quella fiamma
che sino ad oggi ha scottato questo cuore
spegnersi per poi donare
rinascere e ricominciare
dalle proprie ceneri
risorgere, come una fenice
per poi finalmente libero
riuscire ancora a volare
V.M.
Mercoledì 4 novembre il popolo iraniano scenderà in piazza. Gli iraniani intendono trasformare il raduno, organizzato, ogni anno, dal regime per celebrare l’anniversario dell’occupazione dell’Ambasciata degli Stati Uniti, in una manifestazione contro il regime stesso. Tutti idealmente in piazza, dunque, per difendere la DEMOCRAZIA, che rappresenta una speranza anche per noi. « Per quanto riguarda il problema della libertà, per me si riduce a una questione di parole. Non acconsentirò mai a identificare la libertà con un certo numero di libertà politiche. In ciò che voi chiamate libertà io vedo solamente « delle » libertà. E quella che io chiamo lotta per la libertà non è che la continua e concreta conquista dell’idea di libertà. Colui che non vede la libertà come un bene ardentemente desiderato e crede di possederla, in verità possiede una cosa senza vita, senza anima ; perché la nozione di libertà ha questo di particolare, che si allarga costantemente. Se, dunque, ci si ferma e si proclama di averla conquistata, nello stesso atto avrà dimostrato esattamente di averla perduta… » Henrik Ibsen Verrebbe spontaneo – come è stato fatto da molti critici – vedere in Ibsen un antesignano di quel femminismo che, proprio alla fine del XIX secolo, iniziava a affermarsi. La migliore smentita a tale interpretazione, una smentita che non la nega ma la inquadra in una visione ancora più ampia, viene dallo stesso autore. Durante un banchetto dell’Associazione Norvegese per i Diritti della Donna, il drammaturgo dichiarò, infatti, rispondendo al brindisi: « Devo rifiutare l’onore di avere consapevolmente lavorato per i diritti della donna. Non sono neppure proprio sicuro di quello che siano, in realtà, i diritti della donna. Per me, è stata una questione di diritti dell’umanità. » Le donne hanno sempre avuto un passato da portare e un silenzio difficile da vivere, un giardino segreto dove nascono i fiori della speranza, quella cantata da Omar Khayyam “zefiro di primavera sulla fronte delle rose” e da Hafez “giardino, primavera e dolce commercio”. Ad alcune di loro la vocazione poetica non deve essere stata estranea, come non può mancare dove i sentimenti sono intensi e la coscienza è chiara. Nel filare, tessere, ricamare, cucinare, arredare, educare, favoleggiare, avevano occasione di percepire i segnali estetici che ai loro padri, fratelli, mariti, provenivano dall'armare navi, elevare templi, compiere massacri. In un essere che è stato programmato per essere dominato, l’intelligenza è una qualità scomoda da scoraggiare sul nascere, per non darle modo i prendere coscienza di sé. Al contrario, viene celebrata la superiorità dell’intuito femminile perché a chi domina fa molto comodo che i propri desideri siano compresi, ancora prima di essere formulati, e soddisfatti da un essere condizionato a anteporre i bisogni altrui ai propri e, spesso, a scapito dei propri. Il femminismo è stata la prima forma di identità pubblica che le donne, si sono date dalla fine del 1600. Se molto è stato fatto, soprattutto nei Paesi industrializzati, molto resta da fare per le mutilazioni e l’emarginazione cui molte donne africane, asiatiche sono sottoposte. La parità di diritti con l’uomo, la parità salariale, l’accesso a tutte le carriere sono obiettivi sacrosanti e, almeno sulla carta, sono già stati offerti alle donne nel momento in cui l’uomo l’ha giudicato conveniente. Resteranno, tuttavia, inaccessibili alla maggior parte di loro finché non saranno modificate le strutture psicologiche che impediscono alle donne di desiderare fortemente di farli propri. Sono queste strutture psicologiche che portano la persona di sesso femminile a vivere con un senso di colpa ogni suo tentativo di inserirsi nel mondo produttivo, a sentirsi fallita come donna se vi aderisce e a sentirsi fallita come individuo se, invece, sceglie di realizzarsi come donna. Non mi rammarico, certo, di essere nata donna, al contrario, ne traggo grande soddisfazione. Quasi sempre mi sono sentita bene nella mia pelle, e ho avuto fiducia nella mia buona stella. Ho spinto addirittura la mia fiducia nell’avvenire sino alla sventatezza: non avevo creduto alla guerra prima che scoppiasse. Adesso sto più attenta. Mi piace guardare in faccia la realtà e parlarne senza abbellirla. Non sopporto l’infelicità e sono poco incline a prevederla, quando la incontro mi indigna e mi sconvolge, e provo il bisogno di comunicare la mia emozione. Per combatterla, bisogna prima rivelarla, e, pertanto, dissipare le mistificazioni dietro le quali la si nasconde per evitare di pensarvi. È proprio perché rifiuto le evasioni e le menzogne, che mi si accusa di pessimismo, ma questo rifiuto implica una speranza: che la verità può essere utile. È un atteggiamento più ottimistico che non scegliere l’indifferenza, l’ignoranza, le false apparenze. Dissipare le mistificazioni, dire la verità, è uno dei fini che ho più ostinatamente perseguito. Questa ostinazione ha le sue radici nella mia infanzia, non ho mai tollerato la stupidità: un modo per soffocare la vita e le sue gioie sotto i pregiudizi, le abitudini mentali, le false apparenze, le frasi vuote. Daniela Zini ALLE MIE SORELLE Sorgete dietro la vostra libertà, Sorelle mie, perché restate zitte? Sorgete che dovete bere d’ora in poi Il sangue degli uomini tiranni. Reclamate i vostri diritti, o mie sorelle, Da coloro che vi chiamano deboli, Da coloro che con cento inganni e artifici Vi relegano in un angolo della casa. Fin quando sarete oggetto della voluttà e del piacere Nell’harem della lascivia dell’uomo? Fin quando prostrerete la vostra orgogliosa testa Ai suoi piedi come umili schiave? Questo lamento di rabbia deve diventare Senza dubbio urlo e grido. Dovete spezzare queste pesanti catene Affinché la vita si liberi a voi. Sorgete ed estirpate la radice dell’oppressione, Date quiete al cuore pieno di sangue, Battetevi per garantire La legge per la vostra libertà.  Forugh Farrokhzad (Tehran 1935 - Tehran 1967) traduzione dal persiano di Assunta Daniela Zini
Amami
fallo con la pelle
quando senti che ti brucia
brucia di dolore e piacere
fallo con le mani
che non riescon più a restare
indifferenti alla mia carne
che di notte ti cerca, sempre
E poi amami ancora
fallo col tuo sguardo
che rivolgi solo a me
e mentre i tuoi occhi parlano
io li ascolto sognante
Adesso amami
fallo mentre vivi
fallo anche nei tuoi sogni
fallo nel modo giusto
ma fallo anche in quello sbagliato
che non sia solo una bella chimera
ma anche un incubo travolgente
perche' non e' questo l' amore degl' angeli
ma anche di calda e volgare passione
Ed alla fine amami
perche' quando ti fermi
sai che di noi conosciamo
i peggiori segreti del cuore
e da deboli tormenti questi
son divenuti la nostra forza
e che se anche mi hai fatto del male
come forse ne ho fatto io a te
oggi ancora tu riesci a capire
che nella vita ci siamo io e te
nessuno mai nel nostro tempo
riuscira' a sostituire
quel profondo ed unico sogno
d' invecchiare sulla riva del mare
mano per mano, soli, per sempre.

...amami e fai in fretta, il tempo sta per finire e da dove sto andando non c'e' un sentiero per ritornare...(anonimo)
V.M. Un abbraccio a te che sei volato via hai lasciato vuota la tua sedia a rotelle e sei divenuto adesso il più splendido degl' angeli Lassù nel cielo veglia sul tuo papa' cosi' splendente sulla tua mamma cosi' buona e su tutti noi che in questa terra ti piangiamo nel silenzio Un abbraccio a te Francesco caro da tutti noi.  A Francesco, a Gino ed a sua moglie, a tutti gli amici dell' Isola che non c'e', con tanto dispiacere nel cuore.Marcello. Sto cercando un raggio di sole in questo freddo e lungo inverno fatto di neve che imbianca il mio cuore fatto di gelo che scorre veloce nelle mie vene al posto del sangue Io sto cercando quel mio calore tra le mille parole non dette in mezzo alle lontane carezze che il mio volto non sente più Un raggio di sole di primavera una musica dolce che mi scaldi piano che mi ridoni i miei sogni rubati che mi regali una fantasia una dolce chimera di fiori e colori sulla quale giacere per lungo tempo sino a che ogni dolore del corpo non sia svanito nei miei pensieri, che questo mio candido inverno svanisca e si sciolga il ghiaccio scivolando piano insieme al ricordo lontano che ancora ho del tuo volto che mentre mi fissa mi urla una rabbia che non meritavo...  V.M.
...ed intanto che sei qui ricordati di cliccare i siti ed i sottolink. E' gratis, ci vuole solo un minuto e puoi salvare molte vite!!!
THE HUNGER SITE POR LOS CHICOS
per sapere come funzionano le donazioni gratuite, clicca QUI
|
|
|
|